martedì 26 agosto 2014

Stangata TASI: nuova IMU senza detrazioni

L'effetto delle minori detrazioni TASI rispetto all'IMU sui conti di imprese e famiglie italiane.

TASI
Dopo l’IMU il nuovo salasso degli italiani si chiama TASI, una tassa che peserà sulle tasche dei contribuenti addirittura di più della precedente imposta sugli immobili. In media gli italiani dovranno pagare 231 euro l’anno di TASI che praticamente non prevede detrazioni, come invece avveniva con l’IMU. Questa differenza farà sì che 5 milioni di famiglie che prima erano esonerate dal balzello ora siano chiamate a versare il proprio contributo, anche in caso di immobili con basse rendite catastali. La metà delle famiglie che grazie alle detrazioni IMU non pagava alcuna imposta sugli immobili potrà ancora contare su una detrazione minima, andando a pagare in media 118 euro all’anno. E se la situazione per le famiglie è difficile, per le imprese si fa addirittura critica, dovendo pagare in totale oltre un miliardo di euro.

=> TASI: aliquote entro il 10 settembre per l’acconto nei Comuni

A lanciare l’allarme sono stati il Codacons, Federconsumatori e Adusbef. Secondo Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, il fatto che le famiglie che prima non pagavano l’IMU per via delle detrazioni previste debbano invece pagare la TASI rappresenta
«L’aspetto più vergognoso ed intollerabile, che purtroppo conferma ciò che avevamo denunciato fin dal primo momento».

=> TASI 2014: novità e istruzioni

Il presidente Codacons, Carlo Rienzi, sottolinea poi come rispetto all’IMU la TASI rappresenterà una vera e propria stangata per imprese, uffici, negozi e capannoni:
«Tutte le proiezioni ci dicono che la TASI finirà per pesare sulle tasche degli italiani più dell’IMU, ma ciò che è davvero grave è che questa tassa inciderà in modo più pesante sulle famiglie a reddito medio basso rispetto a quelle con reddito elevato. Questo perché, per effetto delle minori detrazioni, chi possiede una abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’IMU, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla TASI rispetto alla vecchia imposta».

Arriva il fondo di garanzia per chi acquista o ristruttura la prima casa.

 

Arriva il fondo di garanzia per chi acquista o ristruttura la prima casa.

Nuove misure a sostegno dell'acquisto della prima casa: dallo Stato via libera al fondo di garanzia istituito dalla Legge di Stabilità 2014. L'accesso al prestito sarà più facile per giovani coppie, giovani under 35, assegnatari delle case popolari e famiglie mono-genitoriali e con figli minori.

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Via libera al fondo che concede garanzie sui mutui ipotecari per l'acquisto o per realizzare interventi di ristrutturazione o di efficienza energetica di immobili destinati ad essere utilizzati come abitazione principale. Il fondo di garanzia era stato istituito nove mesi fa dalla Legge di Stabilità 2014, ma solo ora arriva la firma del Ministro dell'Economia e di quello del Lavoro al decreto che ne regolamenta la concessione. L'obiettivo è quello di ridare linfa al mercato dell'edilizia residenziale, e secondo le previsioni, in tre anni potrebbero essere realizzate circa 50 mila transazioni immobiliari.

L'importo massimo del prestito per il quale potrà scattare la fidejussione è fissato a 250 mila euro, ma la garanzia ne copre fino al 50%; le condizioni dei mutui ipotecari sui quali viene richiesta la garanzia verranno patteggiate direttamente tra acquirenti e banche, che potrebbero decidere di contenere i tassi di interesse visto il rischio ridotto al quale si espongono grazie all'intervento dello Stato.

Potranno accedere al fondo tutti coloro che hanno fatto richiesta di mutuo per l'acquisto di una abitazione principale all'interno del territorio nazionale, ad esclusione di case di lusso, ville, castelli e dimore storiche. Nessun altro requisito di età o reddito ne limita l'accesso, ma la priorità sarà data alle richieste di garanzia sui mutui per le giovani coppie, per le famiglie con un unico genitore e con figli minori, per gli assegnatari delle case popolari e per i giovani sotto i 35 anni con lavoro precario.

Le coperture del fondo consistono in 200 milioni di euro per ognuno degli anni dal 2014 al 2016, il che significa circa 16 mila mutui di importo massimo ammesso ogni anno, considerando che il decreto prevede di accantonare il 10% del capitale garantito per ogni mutuo. Il decreto sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dopo l'ok della Corte dei Conti.

domenica 24 agosto 2014

Tende da sole fotovoltaiche

 

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La duttilità dei pannelli fotovoltaici ha reso possibile creare le tende da sole che funzionano come pannelli fotovoltaici. Questo tipo di tenda da sole è in grado di generare energia pulita ed inesauribile, svolgendo contemporaneamente la sua tradizionale funzione di elemento climatico.

Per produrre 1 Kwp di energia elettrica basta una superficie di 530X350 cm, questi pannelli si avvolgono come una normalissima tenda da sole, la differenza da una comune tenda è che oltre ad avere l’ombra nello stesso tempo abbiamo energia elettrica gratuita.
Un investimento valido, dunque per chi vuole passare all’energia pulita sfruttando il balcone oppure il terrazzo di casa.

Una tenda fotovoltaica può coprire il 40% del fabbisogno energetico di una famiglia media, inoltre si ripaga da sola in 10/11 anni (dati identificativi, il dato cambia in base al collocamento ed alla esposizione solare) e garantisce guadagni per i successivi 9/10 anni. La tenda fotovoltaica, infatti, può essere connessa alla rete elettrica e in questo modo garantisce un sensibile risparmio nella bolletta, oltre a un possibile ricavo se si decidesse di vendere l’energia prodotta e non auto-consumata.

Sgravi fiscali per il risparmio energetico

La tenda solare, nella misura 530×350 cm, con una potenza di 1 kWp, genera energia elettrica immediatamente utilizzabile, e l’installazione della stessa consente di beneficiare degli incentivi previsti dall’eco bonus 2014.
Il costo relativo all’impianto, infatti, può essere ammortizzato dagli incentivi fiscali relativi alle ristrutturazioni edilizie. Questo significa, ad esempio, che sarà possibile vedersi garantito un rimborso fino al 65% della spesa, per la durata di 10 anni, attraverso sgravi fiscali annuali.

"sblocca italia", ecco le misure per la casa allo studio del governo

 

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tra le misure inserite nel decreto "sblocca italia", che sarà discusso in consiglio dei ministri venerdì 29 agosto, c'è anche un sostanzioso "pacchetto casa". i temi sul tavolo sono essenzialmente quelli relativi alle agevolazioni fiscali per l'abitazione. ma vediamo su cosa stanno lavorando i tecnici dei ministeri delle infrastrutture e dell'economia

in esame ci sono la conferma anche nel 2015 degli incentivi energetici al 65% per gli interventi di riqualificazione energetica e del bonus del 50% per i lavori edili di ristrutturazione, in caso contrario quest'ultimo scenderebbe al 40%. c'è poi una massiccia e generalizzata detrazione per i lavori di prevenzione sismica, tra il 50 e il 65% della spesa, in proporzione alla riduzione di rischio indotta dall'intervento e un incentivo per chi compra una casa nuova o completamente ristrutturata, con prestazioni energetiche di classe a o b, grazie al quale sarà possibile detrarre dal proprio reddito imponibile il 20% del prezzo d'acquisto a patto che l'immobile venga affittato per almeno otto anni a canone concordato

è quest'ultima la misura che desta maggiore interesse e che punta a utilizzare "lo strumento fiscale per dare una risposta immediata alla stagnazione sia del mercato della compravendita, sia a quello delle locazioni a canone concordato". in effetti, quel che sembra certo è che il governo, attraverso la leva fiscale, punta a ridare fiato al settore delle costruzioni e dell'edilizia. e con l'obiettivo di rilanciare il mercato immobiliare verranno modificate anche le norme sulle società di investimento immobiliare quotate

quando è possibile godere del bonus fiscale per gli interventi di recupero edilizio

 

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il tema delle agevolazioni fiscali per la casa è di grande interesse. a tal proposito, proprio in questi giorni, il governo sta prendendo in esame diverse misure da inserire nel decreto “sblocca italia”. ma quando è possibile godere del bonus fiscale previsto per gli interventi di recupero edilizio? vediamo un caso esaminato dall’agefis, l’associazione dei geometri fiscalisti

l’agefis spiega che, ad esempio, secondo quanto chiarito dall’agenzia delle entrate, i lavori di rifacimento degli intonaci rientrano tra gli interventi di manutenzione ordinaria e quindi non danno diritto alla detrazione se effettuati sulle proprietà private dei singoli condomini, ma solo quando riguardano le parti comuni. in tal caso la detrazione spetta ad ogni condomino in base alla quota millesimale

ma quali sono le parti comuni interessate dagli interventi di manutenzione ordinaria agevolabile? si tratta di quelle indicate dall’articolo 1117, numeri 1, 2 e 3 del codice civile, tra queste: il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso, i vestiboli, i portici, i cortili, tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune, i locali per la portineria e per l’alloggio del portiere, gli ascensori, i pozzi, le cisterne, le fognature

sono esempi di interventi di manutenzione ordinaria: le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici, quelle necessarie a integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti, la sostituzione di pavimenti, infissi e serramenti, la tinteggiatura di pareti, soffitti, infissi interni ed esterni, il rifacimento di intonaci interni, l’impermeabilizzazione di tetti e terrazze, la verniciatura delle porte dei garage

l’agefis spiega, però, che se queste opere fanno parte di un intervento più vasto – come la demolizione di tramezzature, la realizzazione di nuove mura divisorie e lo spostamento dei servizi – l’insieme delle stesse è comunque ammesso al beneficio delle detrazioni fiscali

quando è possibile godere del bonus fiscale per gli interventi di recupero edilizio
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Casa, l’ecobonus al 65% verrà esteso al 2015?

 

Casa, l’ecobonus al 65% verrà esteso al 2015?

In attesa di scoprire le carte, o meglio le misure, inserite nel pacchetto casa all'interno del decreto Sblocca-Italia che vedrà la luce il 29 agosto, ricapitoliamo a che punto siano rimasti in materia di efficientamento energetico.

iStock 000009345721XSmallNuovi interventi a favore dell'emergenza abitativa e dell'edilizia in arrivo a fine estate. Nel pacchetto di misure che verrà inserito all'interno del decreto Sblocca-Italia previsto per il 29 agosto si tratterà fra le altre cose anche di efficientamento delle abitazioni.

Sembra essree confermato per tutto il 2015 lo sgravio Irpef del 65% per i lavori di risparmio energetico; una detrazione che verrà accompagnata da altre due specifiche agevolazioni, quella per i lavori di prevenzione sismica, oscillante fra il 50 e il 65% in proporzione alla riduzione del rischio ottenuta con l'intervento, e l'incentivo per coloro che acquistano una casa appena costruita o ristrutturata, di classe energetica A o B, con l'intenzione di affittarla a canone concordato almeno per otto anni. L'ecobonus consente di detrarre dalle tasse fino al 65% delle spese affrontate per i lavori di risparmio energetico a singole unità immobiliari e condomini; nel caso non venisse prorogato al 2015, la Legge di Stabilità 2014 ne prevede la riduzione al 50%.

Ma quali sono gli interventi di risparmio energetico che possono godere dell'ecobonus al 65%?

  • La riqualificazione energetica degli edifici esistenti
  • Gli interventi di isolamento sugli involucri (cambio degli infissi, isolamento termico dei tetti, delle pareti o della facciata)
  • L'installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda
  • La sostituzione della caldaia

Resta invece in sospeso la riconferma per il 2015 del bonus al 50% per le ristrutturazioni semplici, ivi compresi i generici lavori di casa; se non si interverrà, la Legge di Stabilità 2014 prevede la riduzione dello stesso al 40%.

Affitti, possibile versare il canone anche sulla prepagata.

 

Affitti, possibile versare il canone anche sulla prepagata.

Nuove risposte dall'Agenzia delle Entrate, che pubblica le ultime Faq tutte incentrate sulla locazione: vengono chiariti in particolare alcuni aspetti a proposito dell'applicabilità della cedolare secca e sulle modalità di versamento dei canoni. Un utile riepilogo per chi non conosce appieno la normativa sugli affitti.

iStock 000042665870SmallVia libera al versamento dei canoni di affitto sulla carta prepagata, cedolare secca applicabile anche ai contratti brevi, purché gli immobili siano ad uso abitativo, e niente bollo o registro com'è dovuto invece per il regime tradizionale Irpef. Questi i principali chiarimenti contenuti nelle Faq dell'Agenzia delle Entrate, che vi riassumiamo proponendovi gli approfondimenti del nostro Esperto.

Canone sulla prepagata: in assenza di un conto corrente, è possibile pagare il canone d'affitto versando l'importo sulla carta prepagata PostePay del proprietario dell'immobile, in quanto questo tipo di versamento rispetta la regola della tracciabilità dei pagamenti. La prova documentale che attesta il trasferimento di contanti è necessaria, ovviamente, solo per i pagamenti di somme superiori a 1.000 euro, come da art. 49 del Dl. 231/2007, mentre per le somme fino a 999,99 euro è ammesso il versamento in contanti, a condizione che sia accompagnato da una ricevuta.

Approfondimento: Affitti, torna il contante per il pagamento dei canoni.

Cedolare per contratti brevi: la cedolare secca può essere scelta anche per i contratti di affitto brevi, come quelli ad uso transitorio o quelli di durata inferiore a 30 giorni. L'importante è che siano rispettate alcune condizioni, come la destinazione d'uso dell'immobile (che dev'essere necessariamente residenziale) e il fatto che per scegliere tale regime fiscale bisogna essere una persona fisica, titolare del diritto di proprietà o del diritto reale di godimento; le società di persone, le società di capitali, nonché gli enti commerciali e non commerciali non possono dunque optare per la cedolare secca.

Approfondimento: Cedolare secca sul reddito degli affitti turistici: applicabile o no?

Niente bollo o registro: non si applicano il bollo né l'imposta di registro sui contratti registrati in regime di cedolare secca; per questi si adotta un'imposta fissa, pari al 21% per i contratti liberi e al 10% per il concordato, che sostituisce sia l'Irpef e relative addizionali che le imposte di registro e bollo. Inoltre l'opzione esercitata in sede di registrazione del contratto produce i suoi effetti fino alla scadenza dello stesso e comunque fino a revoca.

Approfondimento: Cedolare secca:la guida completa per utilizzarla correttamente - Parte II.

Niente aggiornamento Istat: se si opta per il regime della cedolare secca, viene sospesa per il proprietario la possibilità di chiedere l'aggiornamento del canone a qualunque titolo, ivi compresi gli aggiornamenti Istat, anche se la facoltà è prevista nel contratto di locazione.