martedì 9 aprile 2019

Come unire due finanziamenti/mutui




Unire due mutui pagando un'unica rata mensile per evitare il rischio di inadempienza: come funziona il consolidamento dei debiti.

Nel caso dei mutui, “due non è meglio di uno”, al contrario di quanto affermava Stefano Accorsi in un inglese decisamente maccheronico in un celebre spot di fine anni Novanta. Per questo, chi ha almeno due mutui a carico può fare ricorso a un prezioso strumento per rendere le pendenze con la sua banca quantomeno più sopportabili.

In gergo giuridico si chiama consolidamento dei debiti e consiste nell’unione di più finanziamenti in un unico prestito. L’obiettivo è quello di ottenere una sola rata, di importo sostenibile, da pagare alla banca anziché due. Ma in quali casi, innanzitutto, una persona sostiene più mutui? Quando, ad esempio, ne accende uno per l’acquisto della prima casa e, più avanti, ne stipula un secondo per la ristrutturazione dell’immobile o per l’acquisto di una seconda casa. Quest’ultimo, chiamato anche mutuo integrativo, è per la verità più un finanziamento, visto che di solito non gode delle agevolazioni fiscali che invece riguardano il mutuo per la prima casa.

Il consolidamento deve essere richiesto a un’unica banca, che si occuperà di ridefinire le condizioni contrattuali delle due pendenze. Con il consolidamento dei debiti i due mutui si estinguono e la loro unione dà vita a un solo finanziamento. Il piano di rientro prevederà una sola rata di importo minore rispetto alla somma delle rate mensili dei due mutui e il piano di ammortamento sarà prolungato di qualche anno. Potrebbero essere applicati tassi di interesse leggermente superiori, ma sicuramente meno onerosi per l’estinzione del debito. Come raccomandano gli esperti del settore, il consolidamento dei debiti è una procedura da attuare ogni qualvolta ci sia la probabilità di diventare inadempienti nei confronti di uno o più debiti.

venerdì 5 aprile 2019

Cosa serve per costruire una casa prefabbricata?cambia poco o nulla a livello burocratico


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Si parla molto di case prefabbricate, ma si fa ancora confusione. Vediamo nello specifico tutto quello che c’è da sapere: cosa serve per costruirla, permessi e responsabilità.

Anche le case prefabbricate, come le abitazioni tradizionali, seguono la normativa edilizia e non possono essere costruite senza concessione o su un terreno non edificabile. Ci sono quindi alcuni aspetti che vanno approfonditi, sia per capire dove si può mettere una casa prefabbricata ma anche per farsi un’idea di quanto i prezzi possano aumentare con i costi accessori.

In buona sostanza, costruire una casa prefabbricata è sì semplice, ma non tanto quanto potrebbe sembrare. Oltre a scegliere la configurazione o i modelli già esistenti, bisogna compiere tutti i passi burocratici che riguardano anche l’edilizia “tradizionale”. Ecco alcuni degli aspetti fondamentali da tenere a mente.

Indagine geologica

Come detto, per realizzare una casa prefabbricata bisogna seguire lo stesso iter burocratico delle case tradizionali, in quanto si tratta a tutti gli effetti di edilizia. Il primo passo da compiere, quindi, è l’indagine geologica che, come spiegano da Abc Costruzioni “deve essere condotta da un tecnico abilitato, come un geometra, un architetto o un ingegnere”.

Questa figura professionale ricopre il ruolo di direttore dei lavori, diventandone il soggetto responsabile. Al tecnico abilitato vanno successivamente affiancate altre figure professionali. Nello specifico devono occuparsi di indagine geologica del terreno edificabile, della sicurezza del cantiere e del progetto dei sistemi di riscaldamento, dell’impianto idraulico e dell’impianto elettrico.

Il professionista che prepara la documentazione tecnica necessaria da presentare entro i tempi stabiliti è il progettista. E sempre da Abc Costruzioni spiegano che il progetto della casa prefabbricata viene esaminato da una Commissione Edilizia o da un’istruttoria interna. Il terreno o il territorio di costruzione potrebbero essere soggetti a vincoli storico-paesaggistici o ambientali.

Alla fine dell’indagine geologica del terreno si potranno ottenere dati molto utili sulla morfologia e sulla tipologia del terreno, e sull’eventuale presenza di faglie e di corsi d’acqua. Dopo aver analizzato questi dati, risulterà più facile individuare la soluzione costruttiva adatta, calcolando al dettaglio il progetto della casa.

Permesso di costruire

In questi casi si può fare ricorso al parere preventivo della Soprintendenza ai Beni Ambientali. A seconda dei regolamenti comunali, potrebbe essere sufficiente la presentazione della DIA (dichiarazione di inizio attività). Le case prefabbricate, che garantiscono una maggiore efficienza energetica, hanno più probabilità di ottenere i permessi e le autorizzazioni necessarie per costruire.

Una volta realizzata una relazione geologica sui parametri fisico-chimici del terreno dove si intende costruire bisogna depositare il progetto al genio civile nel Comune di pertinenza. Le norme della zona e le direttive di sicurezza sui cantieri vanno rispettate in base al Testo Unico 81/08. É necessario ottenere la concessione edilizia (DIA o permesso di costruire), comunicando all’Amministrazione l’Inizio e la Fine dei lavori di costruzione.

Spetta all’amministrazione comunale concedere il permesso e l’autorizzazione di costruzione. Il processo, e di conseguenza le tempistiche per il rilascio, varia da Comune a Comune ed è proprio questo l’aspetto che rischia di incidere di più sui tempi di consegna di una casa prefabbricata che, generalmente, dal momento in cui si hanno tutti i permessi impiega 6 mesi per essere consegnata.

Altri permessi

Va specificato che, proprio come accade con le case tradizionali in muratura, è vietato costruire case prefabbricate su un terreno agricolo. Mentre per quanto riguarda le zone sismiche, in cui spesso si sceglie l’opzione prefabbricata perché particolarmente indicata per caratteristiche, è necessario presentare una relazione di verifica sismica dell'intero edificio oltre a valutare e studiare i regolamenti comunali.

Il progetto dell’abitazione e la concessione edilizia sono imprescindibili per richiedere l’allaccio alla rete elettrica. Mentre per posare una casa prefabbricata in zone demaniali, oltre al progetto dell'abitazione e concessione edilizia bisogna ottenere anche un’autorizzazione da richiedere alla capitaneria di porto della zona di pertinenza.

Perdita della detrazione per ristrutturazione: le 6 cose che non puoi dimenticare


Gtres 


Anche quest'anno la legge di Stabilità ha prorogato il bonus edilizia. Ma la perdita della detrazione per ristrutturazioni è possibile per chi non tiene d'occhio questi sei importanti adempimenti.

Secondo quanto fa sapere l'Agenzia delle Entrate, le detrazioni per i lavori di ristrutturazione non viene riconosciuta o si perde quanto già usufruito nel caso in cui:

  1. non è stata effettuata la comunicazione preventiva all’Asl competente, se obbligatoria
  2. il pagamento non è stato eseguito tramite bonifico bancario o postale o è stato effettuato un bonifico che non riporti le indicazioni richieste (causale del versamento, codice fiscale del beneficiario della detrazione, numero di partita Iva o codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato)
  3. non sono esibite le fatture o le ricevute che dimostrano le spese effettuate
  4. non è esibita la ricevuta del bonifico o questa è intestata a persona diversa da quella che richiede la detrazione
  5. le opere edilizie eseguite non rispettano le norme urbanistiche ed edilizie comunali 
  6. sono state violate le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e quelle relative agli obblighi contributivi. Per queste violazioni il contribuente non perde l’agevolazione se è in possesso di una dichiarazione della ditta esecutrice dei lavori che attesta l’osservanza delle suddette norme.

Fonte idealista

Mutui prima casa, il Fondo di Garanzia 2019 sarà rifinanziato


mutuo casa 

Autore: floriana liuni


Per le giovani coppie che intendono acquistare la prima casa, ci sono buone notizie. Dopo aver rischiato la chiusura, il Fondo di Garanzia Consap sarà rifinanziato.

Lo ha annunciato il vicepremier Di Maio, spiegando in un articolo sul proprio blog. Dopo aver esaurito  le risorse a fine febbraio, il Fondo di Garanzia Mutui prima casa sarà dotato di altri 100 milioni di euro. Benchè con dotazione dimezzata rispetto ai previsti 200 milioni, tornerà così attivo lo strumento che si è rivelato prezioso negli ultimi anni per favorire l’accesso al credito di coloro che, avendo lavoro non stabile o vivendo situazioni particolari, no hanno l’opportunità di stipulare mutui a cuor leggero.

Come funziona il Fondo di Garanzia

Il Fondo tornerà quindi a funzionare come sempre:

  • Tutti possono accedere al mutuo, con priorità per le seguenti categorie: giovani coppie, nuclei familiari monogenitoriali con figli minori, giovani titolari di un rapporto di lavoro atipico,  affittuari di alloggi di proprietà degli enti di edilizia residenziale pubblica (ex Istituto Autonomo Case Popolari-IACP).
  • L’importo del mutuo non deve superare i 250 mila euro.
  • Lo Stato garantisce fino al 50% di garanzia della quota capitale del mutuo.
  • Viene applicato un tasso calmierato ossia un Tasso Effettivo Globale (TEG) non superiore al Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM), pubblicato trimestralmente dal Ministero dell’Economia.

Fondo di Garanzia Mutui 2019, i commenti degli esperti

“Il fondo di garanzia Consap ha permesso nel 2018 a molte famiglia di accedere ad un finanziamento pari al 100% del prezzo dell’immobile per l’acquisto della prima casa, - ricorda Riccardo Bernardi, chief development officer di 24 Max. - Sicuramente è stata un’agevolazione importante per il mercato in quanto numerose transazioni si sono concluse grazie a tale garanzia. C’è dell’attesa da parte del mercato anche per il 2019 anche se in realtà grazie ad un valido mediatore si possono trovare soluzioni che arrivano vicine a tale tipo di operazione. Seguiremo con attenzione gli sviluppi della vicenda“.

"Il rifinanziamento del Fondo Garanzia prima casa è senza dubbio una buona notizia, - aggiunge Ivano Cresto, responsabile business unit mutui di Facile.it, -  non solo per gli aspiranti mutuatari, ma anche per l'intero settore del credito e, più in generale, per il mercato immobiliare. I numeri ufficiali parlano chiaro: in questi anni il Fondo ha agevolato la conclusione di oltre 90mila pratiche di finanziamento, per un valore complessivo che supera i 10 miliardi di euro, rendendo così possibile l'acquisto della prima casa da parte di persone, principalmente giovani coppie, che, non disponendo di risparmi sufficienti, avrebbero altrimenti avuto difficoltà ad ottenere il mutuo. Ci auguriamo pertanto che questo strumento venga confermato e possa così garantire un sostegno anche a coloro che vorranno affrontare con serenità l’acquisto della prima casa nel corso del 2019".

"Apprendiamo la notizia con estremo interesse - commenta Renato Landoni, presidente Kiron Parners Spa. - E’ positiva la volontà del governo di rinnovare, per l’importo di 100 milioni, il fondo di garanzia Consap che potrebbe permettere di mantenere le agevolazione per l’ottenimento di mutui prima casa ai richiedenti in possesso di specifiche caratteristiche. Nel corso dello scorso anno, è’ stato un prezioso strumento in grado di sostenere le famiglie nella realizzazione del sogno di acquistare la prima casa e ci auguriamo che potrà continuare ad esserlo anche in futuro. Il fondo Consap consente agli istituti di credito che hanno aderito all’iniziativa, di allargare la loro base di potenziali clienti proprio in direzione di quelle categorie di cittadini che prima non avrebbero potuto finanziare; di certo è uno strumento che permetterà di dare slancio sia in generale ai consumi che, nello specifico, al mercato creditizio ed immobiliare".

Fondo di Garanzia, il commento di Adiconsum

Immediato il sospiro di sollievo da parte di Adiconsum. “Una buona notizia – ha dichiarato Danilo Galvagni, Vicepresidente dell’associazione.  – Finalmente, dopo mesi di silenzio sul tema, si risente parlare del Fondo di garanzia Consap. Da tempo abbiamo lanciato l’allarme sull’esaurimento delle risorse del Fondo, indirizzando una lettera di sollecito non solo al Ministro Di Maio, ma anche al Ministro Tria”.

Adconsum,  continua Galvagni , ha anche indicato una serie di proposte migliorative quali l’allargamento dell’accesso al Fondo senza tener conto di priorità e l’integrazione  delle pattuizioni che permettono il blocco della restituzione del capitale con il solo pagamento degli interessi in casi particolari (vedi la sospensione delle rate del mutuo).

fonte idealista

venerdì 22 marzo 2019

Come ottenere il bonus ristrutturazioni

Come richiedere ed ottenere il bonus ristrutturazioni: gli adempimenti, la documentazione e le scadenze da rispettare.

di Redazione PMI.it

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VAI ALLA GUIDA:https://www.pmi.it/card/come-ottenere-il-bonus-ristrutturazioni

mercoledì 20 marzo 2019

Prima casa in leasing: detrazioni nel 730

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Acquisto prima casa in leasing: come si applicano le detrazioni fiscali nella dichiarazione dei redditi 2019 e i tetti di spesa per giovani e over 35.

Trovano spazio nel modello 730 le detrazioni fiscali previste dalla normativa vigente per i canoni di leasing versati con riferimento all’abitazione principale. La possibilità di detrarre dal reddito il 19% dell’IRPEF quanto versato per i contratti di leasing immobiliare stipulati per l’acquisto della prima casa spetta a tutti i contribuenti, ma con tetti massimi agevolati per giovani fino a 35 anni con un reddito massimo fino a 55.000 euro.

=> Leasing prima casa, guida alle detrazioni

Leasign prima casa

Il contratto di leasing immobiliare, lo ricordiamo, prevede che la banca o l’intermediario si obblighino ad acquistare o far costruire l’immobile per il soggetto utilizzatore. Questo avrà poi l’immobile a disposizione per un certo periodo di tempo versando un corrispettivo che tiene conto del prezzo di acquisto o di costruzione e della durata del contratto. Al termine del contratto, l’utilizzatore può versare una maxi rata finale per effettuare l’acquisto definitivo, al prezzo prestabilito nel contratto stesso.


Detrazioni fiscali leasing immobiliare

Fondamentalmente accendere un contatto di leasing per acquistare la prima casa consente di accedere a tutti i benefici fiscali che si hanno quando si acquista un’abitazione tramite mutuo ipotecario, dunque chi sceglie questa modalità di acquisto può portare in detrazione al 19%,per tutti i periodi d’imposta interessati dalla durata del contratto di locazione finanziaria, i canoni annui, i costi di stipula del contratto e il costo di acquisto dell’immobile, con un tetto massimo che varia in base all’età degli acquirenti:


  • i giovani di età inferiore a 35 anni, con un reddito complessivo non superiore a 55.000 euro all’atto della stipula del contratto di locazione finanziaria e non titolari di diritti di proprietà su immobili a destinazione abitativa possono detrarre i canoni e i relativi oneri accessori, per un importo di spesa annua non superiore a 8.000 euro e il costo di acquisto dell’immobile all’esercizio dell’opzione finale, per un importo massimo di spesa non superiore a 20.000 euro;
  • gli over 35 possono invece detrarre i canoni e i relativi oneri accessori, per un importo di spesa non superiore a 4.000 euro e il costo di acquisto dell’immobile all’esercizio dell’opzione finale, per un importo massimo di spesa non superiore a 10.000 euro.
  • di Redazione PMI.it

domenica 17 marzo 2019

Detrazioni mutuo casa: regole e casi particolari


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Come si applicano le detrazioni fiscali sugli interessi passivi maturati su un mutuo acceso per la casa coniugale caso per caso.

I tassi di interesse maturati sui mutui prima casa possono essere portati in detrazione al 19% in fase di dichiarazione dei redditi. Tra i casi particolari più comuni vi è quello dei mutui accesi con riferimento ad una casa coniugale, in questi casi per fruire delle detrazioni fiscali previste dalla normativa vigente è necessario tenere conto di alcune variabili.

=> Guida al mutuo ristrutturazione prima casa

Comunione dei beni

Il caso più tipico è quello di una casa acquistata dopo il matrimonio in comunione dei beni da parte dei due coniugi, accendendo un mutuo cointestato. In questo caso ai due coniugi viene riconosciuta la rispettiva percentuale di detrazione. Questo anche se il rogito è stato effettuato a nome di uno solo dei due, essendo comunque l’immobile di proprietà di entrambi ai sensi dell’art. 177 del Codice Civile.

=> Spread e prestiti: quale mutuo scegliere

Casa acquistata prima del matrimonio

Diverso è il caso in cui la casa è stata acquistata prima del matrimonio da uno solo dei due coniugi, al quale spetta la detrazione, preclusa all’altra parte anche se partecipa alle spese con un contratto di mutuo cointestato. In sostanza l’agevolazione è riconosciuta solo al titolare della proprietà dell’immobile e solo per la quota di interessi passivi effettivamente versati, mentre l’altra parte della detrazione si perde.

=> Mutui: Guida alla pre-delibera

Casa cointestata, ma non il mutuo

Può anche accedere che la casa sia cointestata ad entrambi i coniugi, ma uno solo dei due si accolli il mutuo. In questo caso al coniuge che ha stipulato il mutuo viene riconosciuta la detrazione piena, ovvero pari al 19% di tutti gli interessi passivi pagati.

Coniuge a carico

Se uno dei due coniugi è a carico, l’altro può beneficiare per intero della detrazione fiscale, anche se in caso di mutuo cointestato.


Coniuge incapiente

In caso di mutuo cointestato, se uno dei due coniugi non è a carico, anche se incapiente, la sua quota di detrazione non può essere recuperata dall’altro e quindi si perde.

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di Redazione PMI.it