lunedì 9 luglio 2018

Sospensione mutui 2018 per PMI e famiglie


di Noemi Ricci

Moratoria mutui: prorogato a luglio 2018 l'Accordo sulla sospensione delle rate dei prestiti alle imprese e di quelli alle famiglie, con possibile allungamento dei finanziamenti erogati alle PMI.

L’ABI (Associazione Bancaria Italiana) proroga al 31 luglio 2018 l’Accordo per il Credito 2015, che offre la possibilità di sospendere il pagamento della quota capitale delle rate e di allungare i finanziamenti per le PMI. Prorogata alla stessa data anche l’analoga possibilità concessa alle famiglie dall’Accordo con le Associazioni dei Consumatori (“Sospensione della quota capitale dei crediti alle famiglie”).


Moratoria mutui: requisiti PMI

Per beneficiare della moratoria sui mutui le PMI devono risultare operanti in Italia.

Possono accedere alle operazioni previste dall’Accordo anche le imprese che presentino alcune difficoltà finanziarie, a patto che, al momento di presentazione della domanda, non abbiano posizioni debitorie classificate dalla banca come “sofferenze”, “inadempienze probabili” o esposizioni scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni (imprese “in bonis”) in relazione a finanziamenti in essere alla data del 31 marzo 2015.

Imprese

Da quanto è stata attivata per la prima volta la possibilità di sospendere le rate del mutuo (marzo 2015) a novembre 2017, sono state 17.787  le domande accolte in relazione alla sospensione del pagamento delle rate, per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 5,1 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 656 milioni di euro.

Per quanto riguarda l’allungamento dei piani di ammortamento, sono state accolte 8.202 domande pari a 1,6 miliardi di euro di debito residuo. A farne maggiormente ricorso sono state le imprese attive nei settori:

  • “commercio e alberghiero”, 21,5%;
  • “industria”, 13,6%;
  • “edilizia e opere pubbliche”, 16,2%;
  • “artigianato”, 12,6%;
  • “agricoltura”, 9,3%;
  • il restante 26,8% riguarda gli “altri servizi”.

Famiglie

La moratoria per 12 mesi sulla quota capitale del finanziamento concessa alle famiglie – tra mutuo prima casa e credito al consumo – ha interessato fino ad ottobre 2017 già 16.642 famiglie per un controvalore complessivo sospeso di 475 milioni di euro ed una maggior liquidità totale a beneficio dei consumatori pari a 118 milioni di euro. Per quanto riguarda le famiglie a beneficiarne sono state soprattutto:

  • per le operazioni di finanziamento al consumo, quelle di Nord (35,7%), Centro (23%), Sud e Isole (41,3%);
  • per i mutui, quelle di Nord (49,3%), Centro (26,4%), Sud e Isole (24,3%).​

Gli accordi sono anche il frutto della collaborazione con Alleanza delle Cooperative Italiane (Agci, Confcooperative Legacoop), Cia, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confimi Industria, Confindustria, Rete Imprese Italia (Cna, Confartigianato, Confersercenti, Confcommercio, Casartigiani).

domenica 8 luglio 2018

Accatastamento di Immobili Abusivi: Cosa Fare



In questo Libro delle Idee parleremo di un tema spinoso, l'accatastamento di immobili abusivi: vedremo cosa fare andando a conoscere più da vicino la normativa vigente e le condizioni che ne regolano il funzionamento. L'attività di identificazione e regolarizzazione delle case costruite in assenza delle condizioni per essere accatastate è, evidentemente, di difficile soluzione.

Una sistemazione a questa materia è stata trovata dal legislatore con la Legge n. 286 del 24 novembre 2006, dall'articolo 19 del Decreto Legge n. 78 del 31 maggio 2010, poi modificato e convertito nella Legge n. 122 del 30 luglio 2010). Gli uffici del catasto hanno così iniziato la difficile operazione di rilevare case e costruzioni abusive e quindi mai accatastate prima, attraverso una complessa operazione che ha previsto la sovrapposizione di mappe catastali pre-esistenti con foto aeree fornite dall'AGEA, Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, incaricata dei rilevamenti.

Alla fine di questa complessa opera di rilevazione e incrocio di dati, sul sito dell'ex Agenzia del Territorio, il Catasto appunto, sono state pubblicati gli elenchi delle particelle catastali sulle quali era emersa la presenza di immobili abusivi ancora da accatastare. Elenchi pubblicati poi Anche sull'Albo pretorio dei comuni, dove i proprietari interessati, o tecnici come degli architetti da loro incaricati, avrebbero poi potuto andare a rilevare la presenza di eventuali immobili abusivi da accatastare.

L'ex Agenzia del Territorio seguendo le normative, aveva provveduto a notificare a tutti gli interessati i cosiddetti avvisi di accertamento attraverso la pubblicazione sull'Albo pretorio comunale e sulla Gazzetta Ufficiale. Le normative poi prevedevano una cosiddetta procedura di Autotutela, anche a livello telematico, per cui i proprietari interessati avevano il tempo di richiedere le necessarie visure catastali e di segnalare eventuali errori e incongruenze rispetto ai rilevamenti.

Per capire meglio cosa fare per l'accatastamento di immobili abusivi non resta che andare a vedere la questione nel dettaglio: seguiteci

1. Accatastamento degli immobili abusivi: problemi con la procedura

Vista della villa dal lato mare: Case in stile in stile Mediterraneo di CARLO CHIAPPANI  interior designer


Vista della villa dal lato mare
CARLO CHIAPPANI interior designer

Il problema, sorto nel processo di accertamento e che ancora oggi crea delle difficoltà, è che parte dei proprietari, o presunti proprietari, non sa effettivamente proprietaria di stabili o costruzioni abusive non accatastati nei terreni censiti e poi rappresentati negli elenchi.

Non era, infatti, prevista alcuna procedura di contestazione attraverso delle notifiche appositamente indirizzate ai proprietari identificati. E cioè delle raccomandate di contestazione giudiziaria, o delle notifiche attraverso gli appositi messi comunali agli indirizzi di abitazione delle persone coinvolte.

In questo caso, infatti, il legislatore aveva previsto una procedura di notifica indistinta e generale, con la sola pubblicazione degli elenchi negli albi pretori menzionati in precedenza. Le problematiche originate dalla mancata notifica personale e dalla richiesta dei relativi permessi, ha generato una lunga serie di problemi.

2. Cos'è l'accatastamento

vista zona ingresso: Casa di campagna in stile  di Alfredo Pulcrano

Alfredo Pulcrano

vista zona ingresso
Alfredo Pulcrano

La parola accatastamento, in senso proprio, indica quella procedura burocratica attraverso la quale si provvede a identificare un immobile, specificando quali siano le sue caratteristiche di base e la sua rendita fiscale. Si tratta quindi di un procedimento che ha come oggetto l’immobile, e che sfocia in un documento che ha conseguenze pratiche ulteriori.

Contiene, per esempio i dati e le informazioni che descrivono le caratteristiche dell'immobile in questione, utili per quanto riguarda i pagamenti delle imposte come l'Irpef e per le richieste dei certificati di agibilità. E nei casi in cui sia necessario, i certificati di abitabilità di un edificio.

Attraverso l’accatastamento si attribuisce un valore fiscale a un immobile, definendo quindi allo stesso tempo a quale categoria appartenga l'unità immobiliare che viene accatastata. L’accatastamento viene effettuato sia per ogni nuova costruzione che in relazione a eventuali modifiche ulteriori, fatte sull’immobile in seguito, come ristrutturazioni, cambi di destinazione d’uso, e deve essere effettuato in ogni caso a prescindere dall’effettiva destinazione d’uso dell’immobile stesso, che sia ad uso residenziale, commerciale.

House 1: Camera da letto in stile In stile Country di Opera s.r.l.

3. Immobili da accatastare e sanzioni per l'omessa denuncia

Casa nuova realizzazione: Case in stile in stile Rustico di SOGEDI costruzioni



SOGEDI costruzioni

Per procedere con l'accatastamento degli immobili abusivi l'Agenzia delle Entrate ha proceduto con delle procedure di accertamento d'ufficio, che hanno addebitato ai possessori le spese relative alle questioni tecniche, oltre alle sanzioni per l'omessa denuncia. In genere le sanzione minima è di 300 euro per ogni unità immobiliare, ma può essere ridotta di un quarto pari a 75 euro se la somma viene versata entro 60 giorni.

La dichiarazione rappresenta un obbligo di legge, che se non dovesse essere rispettato comportata le sanzioni che abbiamo visto. Nel caso in cui ci sia un'inadempienza nella dichiarazioni, poi, saranno gli stessi uffici dell'ex Agenzia per il Territorio a intervenite iscrivendo direttamente l'immobile, verificandone la classe e poi notificando i risultati.

Le spese e gli oneri che questo intervento di rilevazione da parte dell'ente competente comporta, saranno poi scaricati sui proprietari interessati, andando ad aggiungersi alle sanzioni già descritte.

4. Obbligo di accatastamento

Apertura foro camera : Case in stile In stile Country di Architetti Baggio

Architetti Baggio

Apertura foro camera
Architetti Baggio

Per capire meglio cosa comporti l'accatastamento di un immobile abusivo è importante capire quali siano i termini dell'obbligo di accatastamento. In caso di immobili costruiti ex-novo oppure di interventi su un immobile già esistente così rilevanti da comportare una variazione che influisce sulla classe stessa dell'immobile, l'accatastamento è obbligatorio.

E anche l'eventuale semplice aggiornamento dei dati catastali, risulta obbligatorio. Non effettuare l'accatastamento o l'aggiornamento, comporta il ricorre delle sanzioni che abbiamo già descritto. L’obbligo di accatastamento per i fabbricati rurali, poi, deriva da una disciplina di legge che imponeva ai proprietari e ai comproprietari di fabbricati rurali che censiti al catasto terreni, di provvedere a un’ulteriore registrazione.

Entro il 2012, si doveva provvedere a registrare questi immobili rurali al catasto edilizio urbano, attraverso una procedura apposita: una normativa che aveva di fatto introdotto un obbligo di censimento, obbligo che non era previsto in precedenza in relazione al catasto fabbricati.

5. Conformità catastale


Anche nel caso dell'accatastamento di immobili abusivi è bene sapere che esiste una procedura per la definizione e certificazione della cosiddetta ’conformità catastale’. Si tratta di una specifica normativa introdotta nel luglio del 2010, che obbliga i proprietari di immobili a:

Dichiarare nell’atto che i dati e le planimetrie depositate in catasto sono conformi allo stato di fatto, ovvero alla localizzazione, destinazione d’uso e configurazione reale e attuale dell’immobile oggetto di negoziazione, pena la nullità dello stesso.

Per cui, prima di stipulare eventuali contratti, tutti i proprietari sono tenuti a verificare che i dati catastali e quelli delle planimetrie depositate corrispondano al cosiddetto stato di fatto, cioè alla situazione realmente esistente, sia per la destinazione d'uso, e quindi per la categoria catastale, che per consistenza del numero dei vani e delle superfici.

sabato 7 luglio 2018

Imposta ipotecaria e catastale: di cosa si tratta!


Like Casa|Redazione Likecasa


L’imposta ipotecaria e catastale sono delle tasse che vengono applicate nel trasferimento di immobili. Sono annoverate fra quelle tasse che si pagano quando si acquista un immobile e si deve effettuare per mezzo del rogito notarile il passaggio di proprietà.

Queste tasse vengono pagata anche quando su un immobile viene costituita un’ipoteca oppure quando viene imposto un diritto, come per esempio il diritto di usufrutto.

L’imposta ipotecaria per la prima casa è diversa dall’imposta ipotecaria per la seconda casa. I due importi infatti differiscono perché, quando si acquista una prima casa, si può beneficiare di alcune agevolazioni fiscali che riducono l’importo dell’imposta stessa.

Ma vediamo che cos’è l’imposta ipotecaria e catastale e come fare il calcolo dell’imposta ipotecaria e catastale.

Che cos’è

L’imposta ipotecaria consiste nel pagamento di una tassa che si deve versare in ogni atto che implica una trascrizione o un’iscrizione presso i pubblici registri immobiliari.

Si deve pagare ogni volta che ci si accorda su una vendita, su una donazione, ed esiste anche per la successione l’imposta ipotecaria.

Di solito imposta di registro ipotecaria e catastale vengono affiancate, anche se ci sono delle differenze.

L’imposta ipotecaria deve essere pagata in occasione delle azioni che vengono eseguite sui pubblici registri immobiliari. L’imposta catastale, invece, si deve pagare quando si verifica una voltura catastale.

Anche in caso di successione, imposta ipotecaria e catastale vanno di pari passo, visto che si deve pagare sia l’una che l’altra. Si parla infatti di imposta catastale e ipotecaria per la successione, dopo aver effettuato il calcolo di imposta ipotecaria e catastale per la successione.

Come si calcola

Vediamo adesso come effettuare il calcolo dell’imposta catastale e ipotecaria. È davvero molto semplice, perché ci si deve attenere ad un preciso schema che è entrato in vigore a partire dal 2014, quando si sono stabiliti dei valori fissi per queste imposte. Ecco come calcolare imposta ipotecaria e catastale:

  • per l’acquisto di un immobile non di lusso adibito a prima casa, se l’immobile viene acquistato da un soggetto privato, l’imposta da pagare corrisponde a 50 euro;
  • nel caso di un acquisto di immobile non prima casa da un soggetto privato si pagano sempre 50 euro;
  • nel caso in cui si acquisti un immobile come prima casa da un’impresa costruttrice con Iva al 4% si devono pagare 200 euro.

Come si paga l’imposta ipotecaria e catastale

L’imposta ipotecaria e catastale per successione o la sola imposta ipotecaria per successione si pagano utilizzando il modello F23, specificando il codice tributo 649T (per l’imposta ipotecaria) e il codice tributo 737T (per l’imposta catastale). Dal 2011 è prevista anche la possibilità di pagare con il modello F24.

Se sono dovute tassa ipotecaria e imposta di bollo, il versamento è unico. Lo stesso discorso si può dire se insieme all’imposta ipotecaria è dovuta l’imposta di registro. In questo modo avviene la liquidazione dell’imposta ipotecaria.

In caso di donazione o successione, l’imposta ipotecaria è fissa e corrisponde a 200 euro, se almeno uno dei beneficiari della successione ha i requisiti per ottenere le agevolazioni sulla prima casa.

In tutti gli altri casi si fa riferimento all’applicazione dell’aliquota per imposta ipotecaria e catastale del 2%.

Bisogna specificare che, proprio in caso di successione, imposta catastale e ipotecaria possono essere anche pagate a rate nel corso di 5 anni.

Da non dimenticare però che la rateizzazione riguarda soltanto l’80% dell’importo e comunque ci si ritrova a pagare anche gli interessi.

Per ottenere la rateizzazione bisogna presentare una richiesta all’Agenzia delle Entrate, nel momento in cui si va a pagare il primo 20%.

Poi, entro 90 giorni dalla richiesta, l’Agenzia delle Entrate comunica se ha accettato o ha rifiutato la rateizzazione e la dilazione del pagamento.

Però per ottenere la dilazione bisogna trovarsi in presenza di alcune garanzie, che possono essere per esempio costituite da un’ipoteca sull’immobile, da una fideiussione bancaria, da una cauzione di titoli di Stato o da una polizza assicurativa fideiussoria.

Se non si provvede a trascrivere il passaggio di proprietà sul registro immobiliare e quindi a pagare l’imposta ipotecaria e catastale prima casa o comunque per l’immobile acquistato, si può incorrere in una sanzione che corrisponde da un minimo del 100% fino ad un massimo del 200% dell’imposta.

La multa è più precisamente corrispondente ad un minimo di 100 euro e ad un massimo di 2.000 euro.

Le norme di legge però prevedono anche alcune tipologie di ravvedimento operoso. Quindi il contribuente può pagare una sanzione ridotta se si ravvede e decide di pagare l’imposta.

La sanzione varia in base al tempo di ravvedimento. Ad esempio, corrisponde allo 0,20% dell’imposta per ogni giorno di ritardo, se il ravvedimento avviene entro 14 giorni dalla scadenza.

Più si aumenta il tempo del ritardato pagamento, più aumenta la sanzione applicata. Il contribuente ha 5 anni di tempo per ravvedersi, a meno che prima di questi 5 anni non riceva una contestazione di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

L’imposta ipotecaria nel caso della successione o donazione

In caso di successione o donazione, il pagamento dell’imposta ipotecaria è lo stesso che abbiamo descritto precedentemente e valgono tutte quelle condizioni di cui abbiamo parlato anche per quanto riguarda i tempi che si hanno a disposizione sia per il pagamento regolare sia in caso di ravvedimento operoso da parte del contribuente.

L’imposta ipotecaria e catastale per successione di terreni agricoli compresi nell’eredità sono applicate in misura fissa, non eccedendo però il valore fiscale dei terreni.

Non dobbiamo dimenticare comunque che in caso di successione c’è anche una specifica imposta da pagare, che riguarda proprio questo caso in particolare.

Si tratta dell’imposta di successione. Il calcolo di questa imposta spetta all’Agenzia delle Entrate. Dopo che quest’ultima riceve la dichiarazione di successione, verifica tutti i dati e procede al calcolo.

L’imposta di successione si calcola prendendo in considerazione la rendita catastale, che viene aumentata del 5% e viene poi moltiplicata per alcuni coefficienti:

  • 110 per prima casa;
  • 120 per categorie catastali A e C, tranne A10 e C1;
  • 140 per categoria catastale B;
  • 60 per categorie catastali A10 e D;
  • 40,8 per categorie catastali C1 ed E.

Le aliquote applicate variano in base al grado di parentela dell’erede, secondo il seguente schema:

  • 4% per coniuge, genitori e figli;
  • 6% per fratello o sorella;
  • 6% per gli altri parenti fino al quarto grado;
  • 8% per tutti gli altri.

Per quanto riguarda più nello specifico l’imposta catastale e ipotecaria, bisogna dire che l’imposta catastale corrisponde al 2% del valore della casa, mentre quella ipotecaria corrisponde all’1%.

Tuttavia l’importo minimo previsto da pagare è di 200 euro per ogni imposta. Di conseguenza, anche se effettuando il calcolo risulterebbe da pagare meno di 200 euro per ciascuna imposta, il totale da pagare è sempre di 400 euro.

Se però si usufruisce dell’agevolazione per la prima casa, l’imposta catastale e l’imposta ipotecaria corrispondono sempre ad un totale di 400 euro, anche se dal calcolo viene fuori un importo maggiore.

Il diritto all’agevolazione può anche decadere a seguito del verificarsi di alcune condizioni. Si decade dall’agevolazione in caso di dichiarazione falsa o in caso di mancato trasferimento della residenza.

Infatti il contribuente deve trasferire obbligatoriamente entro 18 mesi la propria residenza nello stesso Comune in cui è ubicato l’immobile ereditato che vuole utilizzare come prima casa.

Questo obbligo non viene applicato però nel caso in cui gli eredi di un immobile ereditato siano membri delle forze dell’ordine.

L’agevolazione riguarda soltanto le imposte ipotecaria e catastale, ma non l’imposta sulla successione, a cui comunque viene applicato il regime ordinario.

Indipendentemente dal fatto che l’immobile ereditato sia utilizzato come prima casa, la legge non prevede benefici fiscali sull’imposta sulla successione, senza considerare dove si ha la residenza.

Imposta di registro seconda casa: come si calcola!


Like Casa|Redazione Likecasa


L’imposta di registro seconda casa rientra fra quelle tasse che bisogna pagare quando si decide di acquistare un immobile da adibire ad un’altra abitazione oltre la prima casa.

Di solito l’acquisto della prima casa risulta più economico, perché la legge prevede delle particolari agevolazioni fiscali a vantaggio dell’acquirente.

Invece nel caso dell’imposta di registro per acquisto seconda casa non è possibile usufruire di agevolazioni.

In generale, per quanto riguarda le detrazioni economiche per la seconda casa, tutto è molto più complicato, perché non si può usufruire nemmeno delle detrazioni fiscali del 19% sugli interessi passivi del mutuo.

Ma andiamo nei dettagli e vediamo quali sono le tasse da pagare per l’acquisto della seconda casa e come, tra queste, si situa l’imposta di registro.

Che cos’è

L’imposta di registro per la seconda casa è la tassa che si deve pagare per registrare il contratto di compravendita e quindi per ufficializzare il passaggio di proprietà dell’immobile dal venditore all’acquirente.

Le imposte sulla seconda casa, infatti, sono le seguenti:

  • imposta di registro – pari al 9% del prezzo di acquisto dell’immobile;
  • imposta ipotecaria – che riguarda il trasferimento di immobili e corrisponde a 50 euro;
  • imposta catastale – che si deve pagare per ottenere la voltura catastale nel caso di trasferimento di un immobile ed è pari a 50 euro.

Queste imposte valgono quando si acquista da un privato oppure da un’impresa costruttrice che non è soggetta ad Iva.

Se invece si acquista la seconda cada da un’impresa costruttrice a cui va applicata l’Iva, le imposte devono essere calcolate nel modo seguente:

  • Iva al 10% oppure al 22% se come seconda casa si acquista un’abitazione di tipo signorile, una villa o un castello o un palazzo di grande pregio storico e artistico;
  • imposta di registro pari a 200 euro;
  • imposta ipotecaria di 200 euro;
  • imposta catastale fissa che corrisponde a 200 euro.

Ricordiamo che un’abitazione classificata come abitazione signorile o castello o palazzo deve appartenere alle categorie catastali A1, A8 e A9.

Ecco perché, per prendere atto delle visure catastali e quindi escludere un’abitazione di tipo signorile, bisogna pagare un tecnico che ha il compito di redigere una specifica relazione sulla questione.

Anche la parcella per il tecnico rientra fra le spese che dobbiamo sostenere per l’acquisto della seconda casa.

Non dimentichiamo che a tutto ciò bisogna aggiungere anche le spese che riguardano il mutuo, nel caso abbiamo la necessità di ricorrere ad un finanziamento.

Di solito per l’acquisto della seconda casa la banca è disposta a concedere un mutuo con interessi più alti rispetto a quelli che si pagano per l’acquisto della prima casa.

Come si calcola

Vediamo adesso un esempio pratico di calcolo di imposta di registro seconda casa, in modo da renderci conto meglio di quanto andremo a spendere anche complessivamente sulle tasse sulla seconda casa.

Per l’imposta di registro sulla seconda casa il calcolo si effettua iniziando col determinare il valore catastale dell’immobile oggetto di compravendita.

Il valore catastale si ottiene moltiplicando la rendita catastale per un coefficiente fisso. Nel caso della seconda casa questo coefficiente corrisponde a 126.

Prendiamo come esempio un immobile che viene acquistato al prezzo di 200.000 euro e che abbia una rendita catastale di 1.500 euro.

Procediamo calcolando il valore catastale. Quindi moltiplichiamo 1.500 per 126, che ci dà come risultato 189.000 euro.

Dopo aver ottenuto il valore catastale, se stiamo parlando di soggetti esenti dall’Iva, calcoliamo il 9% per l’imposta di registro e otteniamo come risultato 17.010 euro.

È questo il prezzo che dobbiamo pagare per l’imposta di registro sulla seconda casa.

Per sapere il totale complessivo delle imposte, sommiamo a questa cifra 50 euro di imposta ipotecaria e 50 euro di imposta catastale, ottenendo complessivamente 17.110 euro.

Tenendo presenti i parametri di riferimento precedenti e facendo l’esempio di un calcolo nel caso in cui compriamo da un’impresa costruttrice soggetta ad Iva, otterremo le seguenti spese:

  • Iva al 10% di 200.000 euro che è uguale a 20.000 euro;
  • imposta di registro di 200 euro;
  • imposta catastale di 200 euro;
  • imposta ipotecaria di 200 euro.

Il totale corrisponde a 20.600 euro.

Se acquistiamo una seconda casa che appartiene alle categorie catastali considerate di lusso, pagheremo in totale, sempre con lo stesso esempio, 44.600 euro.

Anche per l’acquisto della seconda casa è previsto il pagamento delle spese notarili. Si tratta dell’onorario che dobbiamo corrispondere al notaio per la richiesta della sua prestazione professionale.

Un valido approfondimento puoi sicuramente trovarlo in questo articolo:Spese notarili acquisto prima casa

Nella compravendita di un immobile il ruolo svolto dal notaio appare fondamentale. Rappresenta il ruolo di funzionario pubblico che attesta la correttezza e la veridicità di tutto il processo.

Il compito del notaio è infatti anche quello di effettuare delle verifiche preliminari alla redazione del rogito.

Deve consultare i pubblici registri per ricostruire gli ultimi passaggi di proprietà dell’immobile oggetto della compravendita e deve accertarsi che la proprietà dell’immobile appartenga in maniera chiara al venditore e che non ci siano altri soggetti in grado di rivendicarne il possesso.

In seguito a tutte queste verifiche, il costo da sostenere come onorario per il notaio può aumentare. Di solito varia in base anche alla notorietà del professionista e al tempo che egli ha dovuto impiegare per effettuare le verifiche preliminari.

Quando si paga

Le imposte sull’acquisto della seconda casa, quindi anche l’imposta di registro, vanno pagate quando si firma un contratto di compravendita.

Il pagamento delle imposte spetta all’acquirente e non al venditore. Tutte queste tasse di solito vengono versate all’atto del rogito e non prima della stipulazione del contratto di compravendita.

Le imposte vengono pagate attraverso il notaio. Generalmente il totale delle imposte si somma al prezzo di vendita che è indicato nel compromesso.

Proprio per questo motivo il compromesso non va considerato al lordo delle imposte. È un fattore molto importante da considerare, per avere un’idea anche preventiva di tutte le spese che si dovranno sostenere nel caso di acquisto di una seconda casa.

  • Se abbiamo intenzione di acquistare un altro immobile oltre alla prima casa, dobbiamo sempre consultare un commercialista o un altro consulente, in modo che possa darci indicazioni di massima di quanto andremo a pagare complessivamente, per rapportare tutto alle nostre disponibilità economiche e per non ritrovarci di fronte a brutte sorprese in seguito ad atto compiuto.

Tari 2018: imposta troppo elevata? ecco come chiedere il rimborso


Like Casa|Salvatore Serio


In molti comuni d’Italia i bollettini della Tari 2018 hanno riservato agli utenti brutte sorprese. Le cifre dell’imposta sui rifiuti, infatti, si sono rivelate decisamente più alte di quanto atteso ed annunciato.

Ecco che sono, quindi, scattati i ricorsi e le richieste di rimborso. Come accaduto ad esempio a Milano dove è stato proprio il comune meneghino ad occuparsi di stabilire la cifra precisa da rimborsa ai propri cittadini per quanto concerne la prima rata della Tari 2018 per non creare ulteriori disagi.

Tari 2018: ecco come chiedere i rimborsi

Come detto quanto accaduto nel capoluogo lombardo si è ripetuto anche in altre città d’Italia. Stando a quanto sostengono alcune associazioni di consumatori la Tari 2018 è stata gonfiata oltre che a Milano anche a Napoli, Catanzaro, Cagliari, Ancona, Rimini e Siracusa.

Ora vi starete chiedendo come capire se si è pagato di più è necessario? La risposta è semplice basta prendere i bollettini della Tari 2018 inviati dal Comune di appartenenza e confrontarli con quelli degli ultimi 4 anni che riportano i calcoli della tariffa applicata sulla singola unità immobiliare e sulle pertinenze. Bisogna verificare se su queste è presente la quota variabile Tari. Nel caso fosse esplicitata si ha diritto a chiedere il rimborso. La parte relativa alla quota variabile si trova sull’avviso di pagamento nella pagina relativa al dettaglio delle somme.

Per richiedere il rimborso della Tari 2018 vi consigliamo vivamente di visitare il sito del comune di riferimento per capire dove, come e quando presentare la richiesta. In alternativa vi potreste recare alla casa comunale per chiarire la vostra posizione negli uffici preposti, chiedendo anche informazioni su come ottenere il rimborso della parte eccedente pagata con l’anticipo della Tari.

The post Tari 2018: imposta troppo elevata? ecco come chiedere il rimborso appeared first on Like Casa.

Mercato Immobiliare Italia: crescono le compravendite al sud, prezzi stabili


Like Casa|Salvatore Serio


Importanti segnali di ripresa per quanto concerne il mercato immobiliare italiano. Dopo i lunghi e difficili anni della crisi l’intero settore sembra essere in ripresa. Sono cresciuti esponenzialmente gli investimenti e le compravendite al sud. I prezzi faticano ancora ad avvicinarsi a quelli del periodo pre-crisi e questo inevitabilmente spinge le transazioni immobiliari.

Stando ai dati riportati dall’ Osservatorio dell’Agenzia delle Entrate i volumi delle compravendite in Italia evidenziano un buon ritmo di crescita ormai da undici trimestri consecutivi.

Mercato immobiliare: ecco i dati

Come detto si tratta di un trend positivo che coinvolge il mercato immobiliare con un aumento del +6,3% su base annua, pari a 152.608 transazioni registrate nell’ultimo trimestre del 2017 contro le 143.573 di un anno fa.

Gli investimenti immobiliari si distribuiscono in maniera abbastanza omogenea in tutte le macroaree della penisola. L’unica vera differenza, come spiegato anche da “Il Sole 24 Ore”, la forbice maggiore esistente tra i capoluoghi del centro Italia +0,3% e quelli del Sud +12,2%.

Mercato immobiliare record di investimenti al Sud

I migliori segnali sono stati lanciati dal Sud Italia, dove è stata registrata la crescita maggiore sulle compravendite nel mercato immobiliare. Il tipo di immobile più ricercato è quello compreso tra gli 85 e i 115 mq, con picchi di crescita che sfiorano il +11,1%.

Positivi i dati concernenti i maggiori mercati della penisola, dove nei principali capoluoghi gli scambi immobiliari si sono posizionati su un +3,4%.

L’Ufficio studi di Tecnocasa, inoltre, ha analizzato l’andamento delle compravendite immobiliari nelle grandi città nel corso del 2017 e in gran parte hanno fatto registrare un sensibile aumento delle transazioni.

In cima a questa particolare graduatoria c’è la città di Bari che ha fatto segnare un +15,1% rispetto al 2016. Seguita da Milano +8,1%, Verona 8%, Palermo 7,9%, Firenze 7,8% e Napoli +7,4%.

Inferiore l’aumento delle altre grandi città italiane: Torino +4,9%, Genova 3,3% e Roma 3,0%. Ovviamente i grandi centri hanno avvertito maggiormente la ripresa del mercato immobiliare.

The post Mercato Immobiliare Italia: crescono le compravendite al sud, prezzi stabili appeared first on Like Casa.

Occupazione abusiva di un immobile, il risarcimento del danno tocca allo Stato




Sentenza sicuramente destinata a far discutere e che apre un precedente importante. Il Tribunale di Roma ha condannato lo Stato italiano e il Ministero dell'Interno "a pagare immediatamente", a titolo di risarcimento del danno, la somma di 28 milioni di euro al proprietario di un immobile occupato abusivamente dal 2009.

La sentenza 13719/2018 depositata il 4 luglio fa giurisprudenza. Perché si tratta della prima volta che un'omissione dell'attività dell'autorità amministrativa viene considerata presupposto di un risarcimento I motivi sono da imputarsi alla "mancata prevenzione dell'occupazione " e alla "mancata repressione". Al proprietario viene riconosciuto un danno risarcibile per il diritto di proprietà, data l'impossibilità di disporre del bene e commisurato al valore locatizio del bene stesso, e per il diritto di iniziativa economica, data l'impossibilità di realizzare l'investimento in programma.

Le motivazioni della sentenza del Tribunale di Roma

Nel provvedimento, come reso noto da Confediliza, si sottolinea come "L’occupazione abusiva di un intero compendio immobiliare non lede i soli interessi della parte proprietaria ma lede anche il generale interesse dei consociati alla convivenza ordinata e pacifica e assume un’inequivoca valenza eversiva. La tutela della proprietà e dell’iniziativa economica privata non è alternativa alla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica ma ne costituisce una delle manifestazioni più significative unitamente alla tutela della sicurezza e della libertà delle persone”.

La sentenza poi prosegue affermando che : “L’esecuzione degli sgomberi forzati può certamente determinare immediati, ma evidenti e limitati, turbamenti dell’ordine pubblico; la tolleranza delle occupazioni abusive, al contrario, può determinare situazioni di pericolo meno evidenti ma decisamente più gravi nel medio e nel lungo periodo. Tollerare simili occupazioni abusive può consentire il formarsi di ‘zone franche’ utili per ogni genere di traffico illecito”.

La reazione di Confedilizia

“Si tratta di una sentenza di estrema importanza, che ha il merito di mettere in evidenza le gravissime responsabilità di uno Stato che, tollerando per anni comportamenti illegali, lede i diritti costituzionalmente garantiti di proprietà e di iniziativa economica, incomprimibili, e mina le fondamenta della convivenza civile”.